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Ciliegia

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Fonte: Articolo pubblicato da Valsoia
Proprietà nutrizionali:

Le ciliegie costituiscono una miniera di fibre e minerali (sali di calcio,fosforoferropotassio) che contribuisce a riequilibrare il sistema biochimico-ormonale, riassestando il metabolismo ed il rapporto tra fame e sazietà. Pur essendo molto dolci contengono solo il 15% di zuccheri, inoltre contengono fibre a elevato effetto saziante. Le loro benefiche virtù non si fermano qui: hanno proprietà diuretiche e disintossicanti; per il loro contenuto in vitamina A, combinato a flavonoidi e a discreti quantitativi di vitamina C, le ciliegie stimolano la produzione del collagene e tutelano la funzionalità dell'epidermide, aiutando a mantenerla morbida, tonica e ben idratata.

Consigli:

Prima di acquistarla controllare che non ci siano tracce di muffa, ammaccature o parti annerite. La buccia non deve avere macchie e screpolature e il colore deve risultare brillante e uniforme. Il picciolo deve essere ancora presente e la polpa non deve essere né troppo chiara (segno che il frutto è ancora acerbo), né troppo scura (segno che il frutto è troppo maturo). Le ciliegie possono essere conservate nel frigorifero per 4 giorni: si consiglia di lavarle ed asciugarle, di riporle su un vassoio ricoprendole con carta da cucina.

Varietà:

Le ciliegie possono essere a polpa tenera di colore rosso cupo, e a polpa dura, più chiare.
Le varietà più diffuse in Italia sono: Durone nero di Vignola, Mora di Cazzano, Ferrovia, Graffione bianco piemontese, Durone dell'anella, Bella di Pistoia, Bella Italia, Del Monte, Durone della marca, Durone di Cesena, Malizia, Meraviglia dell'Alpone, Moretta di Vignola, Moreau, Bigarreau Burlat, Napoleon, Raffina di Trecastagni, Sandra, Ravenna tardiva.

Storia:

Il ciliegio (Prunus avium) è una pianta presente nel bacino del Mediterraneo da circa tremila anni. Le prime notizie della sua diffusione si hanno in Egitto, nel settimo secolo a.C. In seguito il ciliegio si è diffuso in Grecia (terzo secolo a.C.) e in Italia. I primi studiosi che parlarono di esso sono Varrone e Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia.

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